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Home » Parma in tavola » La frittata di Maria Luigia


La storia della cucina parmigiana
Asterischi di gastronomia parmigiana.

"La frittata di Maria Luigia"

Maria Luigia a suo tempo, durante l'impero con Napoleone, aveva mostrato una certa competenza gastronomica ed affettava, anzi, per contrasto con il marito, che di cucina poco si curava, una certa "golosità tedesca" così come sorridendo aveva dichiarato Napoleone. Non solo, ma anche lei seppe mettere le mani in pasta e si divertiva a Fontainbleu a fare delle frittatine dolci con le sue dame di Corte, ed una volta anche suo marito ci volle mettere le mani.

Un giorno Napoleone, entrando improvvisamente nella stanza di Maria Luigia, arricciò il naso. Sentiva uno strano e curioso odore di fritto. Subito chiese: - Cosa accade?

Maria Luigia sembrava terrorizzata e non osava rispondere, allora, Napoleone, con un balzo, si diresse verso un paravento che mascherava un angolo della stanza ed agitato da un'inspiegabile gelosia, con una manata lo rovesciò e scoppiò in una risata. Dietro il paravento era un piccolo tavolino, e sul tavolino una spiritiera di argento, con sopra una padella dove bolliva del burro, ed accanto, in una scodella delle uova battute. - Stavate preparandovi una frittata? Bene, bene.

Dinanzi alla imperiale consorte ed alle sue dame divertite, dopo il primo smarrimento, allora Napoleone fece una vera e propria lezione di gastronomia sulle frittate e disse: - Volevate fare una frittata col burro? Ebbene è un capolavoro di cucina, ma non tanto facile a fare come sembra vogliate credere. Sono sicuro che non sapete neppure come si prepara una frittata al burro. Tutta l'arte, signora mia, consiste nel saperla rivoltare; buttandola bene in alto e ricevendola in padella senza che si rompa. Del resto è qualche cosa che bisogna imparare praticamente. Ora vi farò vedere.

Sopra la sua uniforme di colonnello dei cacciatori della guardia, Napoleone si annodò un grembiule ai fianchi, poi pose un bel pezzo di burro nella padella, lo fece consumare e sobbollire sino a quando non divenne perfettamente dorato. Poi vi rovesciò le uova, attendendo che si fossero ben rapprese. Ora si trattava di passare all'atto decisivo: - State bene attente signore.

Tolse la padella dal fuoco. Buttò in aria la frittata, corse con la padella sotto per riprenderla, ma il disco dorato, invece che ritornare protocollarmente nella padella, cadde rumorosamente in terra, macchiando i magnifici ghirigori di un prezioso tappeto di Aubusson.

Nonostante il dovuto rispetto verso la imperiale persona, Maria Luigia e le sue dame scoppiarono in una fragorosa risata, che non fu certo piacevole per Napoleone. Si ritirò piuttosto rabbuiato, e da quel giorno, dicono i cronisti del tempo, non si atteggiò più a maestro di cucina, e Maria Luigia fu padrona di cuocere in pace quante frittate volle.

E della cosa si rise a Parigi ed in tutta Europa, dove la storia fu risaputa per rapporti di ambasciatori e ministri. In fondo si trattava della prima sconfitta, anche se solamente culinaria, di un vincitore che pareva, fino a quel momento, imbattibile.

Da G. Gonizzi, Le memorie del Ciambellano. Storie di cucina nel Ducato. II, in Parma Capitale Alimentare, 44, 2000, pp 21-45.

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