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Home » Parma in tavola » Il banchetto per Cristina di Svezia


La storia della cucina parmigiana
Asterischi di gastronomia parmigiana.

"Il banchetto per Cristina di Svezia"

Convertita al cattolicesimo dopo una solenne professione di fede nella cattedrale di Innsbruck, Cristina di Svezia scendeva in Italia nel novembre 1655 per giungere a Roma alla vigilia di Natale e ricevere la comunione dalle mani di Papa Alessandro VII. Lungo il viaggio, che si delineò come un fastoso trionfo della giovane e colta regina, i banchetti offerti dai sovrani e dai signori delle varie città italiane attraversate si segnalano per spettacolarità ed invenzione.

Il grande cuoco Bartolomeo Stefani ricorda i tre banchetti offerti dal Serenissimo Duca alla Regina, e, in particolare, l'ultimo, del 27 novembre 1655 nel quale, ricorda, "io stesso la servii nei trionfi, nei rifreddi e di altre vivande".

Lo Stefani descrive con ricchezza di particolari lo sfarzo delle apparecchiature e l'abbondanza dei servizi. Fra i trionfi "vasi dorati e bottiglierie cariche di vasi di cristallo legato in oro, fabbricati con tanto maistero, che chi li rimirava restava pieno di meraviglia. Nel mezo della tavola sorgeva un trionfo fatto di zuccaro, ed era il monte Olimpo con l'altar della fede, nella sommità del quale erano due puttini che sostenevano una corona reale sopra l'arma [cioè lo stemma] di Sua Maestà". Né meno fastoso il susseguirsi dei vari servizi: zuppa di piccioni grassi, pasticci di fagiano, coppe e salami spaccati serviti in una canestra tessuta di fiori naturali, gallinacci lardati, testa di cinghiale, torta di marzapane, galli di monte. E tutto questo solo per il primo servizio di credenza, cui seguivano altri servizi con minestra di polpa di fagiano, ortolani, capponi cotti in bianco, coscio di conghiale e via in abbondanza fino al terzo e ultimo servizio di credenza che terminava con la presentazione di un altro trionfo di zucchero, vero capolavoro di scultura alimentare: "Giove fulminante con l'aquila ai piedi e un Marte con l'arma nella mano".

Lo sfarzo, la sovrabbondanza delle apparecchiature e dei servizi erano gli elementi essenziali dei grandi banchetti approntati per mostrare il potere, la ricchezza, la generosità del Signore. Così l'arte di convitare era formidabile strumento di comunicazione ed il banchetto si trasformava in spettacolo e teatro delle meraviglie. Le più raffinate ed eleganti tavole dei nostri giorni parrebbero, al confronto, modeste mense scolastiche.

Da T. Gregory, Menu barocchi per una Regina, in Sole 24 Ore, 12.11.1999, p 34.

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