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Festival della Musica e delle Espressioni del Pensiero
Incontri tra musica e letteratura, affiancati da una mostra di liuteria al Castello della Musica, al Piano Nobile della Rocca di Noceto

Una Mostra di Liuteria per lanciare un Progetto unitario sull’Arte, in particolare la musica, è un emblema che riunisce il senso della laboriosità di bottega, della tradizione, del recupero di nobili mestieri che ancora ci appartengono, del senso estetico nella percezione visiva ed uditiva.
Tutto questo legato, anche, alla sperimentazione, alla ricerca comune ed individuale, così come quel particolare estro che spinge alla creazione del migliore.
Il fatto, poi, che i “barocchi” o “classici strumenti” ad arco siano correlati alle chitarre ed ai mandolini palesa tutta l’appartenenza tipicamente italiana di un costume ricco di interazioni fra strumenti ad arco e a corda pizzicata. E’ conseguente citare il genovese Niccolo Paganini che lascia a Parma importanti tracce del suo magistero di inarrivabile virtuoso, attraverso numerosissime sonate per violino e chitarra, brani per chitarra sola, una Grande Sonata con accompagnamento di violino, una cronologicamente settecentesca sonata concertata fra violino e chitarra ed ancora trii e quartetti , ma non solo: anche le stesure prime dei Concerti per violino ed Orchestra vengono realizzate con il supporto dello strumento a sei corde così come fa Berlioz, formidabile compositore, orchestratore e direttore d’Orchestra ma, anche, insegnante di chitarra. Due grandi protagonisti della cultura dell’ottocento legati dal possesso di una stessa chitarra, Opera del liutaio Grobert, custodita a Parigi, sulla quale appongono le loro firme accanto.
Gli attesi contributi scientifici potranno sviscerare ancor più storia e problematiche sul restauro, conservazione e compilazione di una raccolta che contenga in se tutti quegli elementi significanti delle famiglie che nei secoli hanno testimoniato la loro operosità come ad, esempio, i Fabbricatore, i Vinaccia e i Guadagnini.
Il poter ascoltare “la voce” di parte degli strumenti in mostra, diventa, poi, una restituzione di vitale funzionalità che completa ed arricchisce, ulteriormente, la portata della comunicazione e la nostra conoscenza.

Giovedì 31 AGOSTO


Ore 21 - Inaugurazione della MOSTRA di Strumenti Musicali

Collezioni Scrollavezza, Frignani, Davoli


Presentazione del Festival e dei progetti legati alla struttura (scuola di liuteria, museo del disco, stages per giovani musicisti e progetti giovanili, approfondimenti tematici)
Presentazione stagione teatrale “G. Moruzzi” 2006-2007
Presentazione manifestazioni in rocca primavera-estate 2006-2007



Presenze e relatori:
Prof. Bernardo Pieri (Medievalista Univ. Degli Studi di Bologna, critico musicale free lance, relatore sul vinile presente in rocca)
Prof. Mario Dell’Ara (musicologo, esperto in strumenti a corda dell’800)
Dott. Fabio Fecci (sindaco di Noceto)
M° Liutaio Renato Scrollavezza (liutaio, relatore per quanto concerne la scuola di liuteria)
Sig. Wilder Davoli (importatore di strumenti a corda moderni)


Venerdi 1 SETTEMBRE

Ore 16 - “Festival dell’Intermezzo e dell’Opera Buffa”
Prima dell’Opera
Storie di quotidianità nel Settecento: Litigi familiari, serve astute e vecchi avari…

CONVERSAZIONI E ASCOLTI a cura di. Paolo Russo (Sezione di Musicologia - Università degli Studi di Parma)

Ore 21 - T. ALBINONI: VESPETTA E PIMPINONE
Intermezzo comico

Musica di Tomaso ALBINONI
VESPETTA : Romina TOFANELLI
PIMPINONE : Virgilio BIANCONI
Ensemble ORPHEI FARNESIANI
Maurizio Cadossi – violino primo
Davide Bizzarri – violino secondo
Alberto Simonetti – viola
Fausto Solci – violoncello
Roberto Panetta – violone
Cembalista Andrea NEGRUZZO
Direttore SANDRO VOLTA

Vespetta e Pimpinone è il primo dei tre intermezzi composti dal veneziano Tomaso Albinoni.
Al Pimpinone, rappresentato a Venezia (1708, Teatro S.Cassiano) faranno seguito Malsazio e Fiametta , intermezzo legato alla Statira (1726 Roma, Teatro Capranica) ed Il Satrapone (1729 Pavia, Omodeo; 1729 Praga).
Pur essendo la fama di Albinoni legata principalmente alla musica strumentale, non bisogna dimenticare la vasta produzione di drammi per musica, circa una cinquantina, composti per i Teatri veneziani. L’ Intermezzo Comico, una delle forme più rappresentative della cultura settecentesca italiana, nasce probabilmente dai “caratteri” comici che si trovano all’interno delle opere secentesche in funzione dialettica rispetto ai caratteri eroici, dove il buon senso comune di popolare quotidianità è controcanto spesso irriverente alle nobili convenienze e fantasticherie.
Certo non è da sottovalutare l’incidenza dell’ attualità di costume che vedeva attempati borghesi circondarsi di giovani servette che richiamavano a colpi di campanello: il veneziano Lorenzo Da Ponte, librettista di Mozart, è un esempio di questa costumanza.
E’ su questo impianto situazionale che muove l’intermezzo in tre parti (o meglio i tre intermezzi) Vespetta e Pimpinone i cui esiti sono legati alla reattività ed alla perfida astuzia della “cameriera” Vespetta ed alla conclamata idiozia di Pimpinone che “nobil non è ma ricco assai”.

Sabato 2 SETTEMBRE

Ore 16 - Collezione in Concerto
Conversazioni e Concerti brevi :

Presenze e relatori:
Prof. Marzio Pieri (Univ. Degli Studi di Parma, prof. di letteratura italiana)
M° Liutaio Lorenzo Frignani (restaurature e collezionista di strumenti antichi)

Mauro BONELLI- Andrea LEVERATTO : duo di chitarre classiche
(utilizzeranno anche chitarre delle collezioni Frignani – Scrollavezza)

Ore 21 - PERCORSI DELLA VOCALITA’

Concerti - Letture :
Lettori della serata: Loredana Scianna, Stefano Cutaia, Stefania Calloni
Il Lied Romantico: soprano Maurizia Barazzoni, pianoforte Laura Avila

Il Lied del romanticismo austro-tedesco ha in Franz Peter Schubert la figura di riferimento.
La sua produzione, composta prevalentemente in cicli, comprende circa 600 lieder, su testi dei più rappresentativi poeti della sua epoca. Fra questi campeggia la figura di Goethe che rispose con il silenzio alle lettere inviategli dal giovane musicista che con il lied Meine Ruh' ist hin D118 tratto dal Faust aveva iniziato il suo percorso musicale sopra le rime dell ”Olimpico”.
Schubert ama musicare temi legati agli elementi della natura: l’acqua (“anima”) si affianca a quello del viandante. Un viaggio senza meta e senza fine, un viaggio infinito, e talvolta un viaggio-naufragio. Se sulle mete e gli arrivi del viaggio classico veglia la ragione e un soggetto investito di tutte le insegne del potere, alla peregrinazione romantica, la wanderung, nata dalla disillusione e dal naufragio delle speranze rivoluzionarie, presiede un abbandono incondizionato alla voce dell'inconscio. Nuovi e inauditi territori si dischiudono davanti ai viandanti romantici. Innanzi tutto il cuore di tenebre, l' altro oscuro che dimora nei recessi dell' io, poi le peregrinazioni infinite sui mari, privi di isole, e, infine, le lande ghiacciate dei viaggi d'inverno ( Die Winterreise), che annunciano la nuova condizione disumana della glaciazione delle anime e dell’ibernazione dei cuori.
Schubert muore a 31 anni dopo aver consegnato ai salotti viennesi, in compagnia del cantante Johann Michael Vogl, i distillati più profondi dell’animo romantico.

L’Aria da camera nella tradizione italiana dell’ottocento: tenore Daniele Gaspari, pianoforte Francesca Venzo

La lirica da camera italiana dell’ottocento è territorio ancora poco esplorato . Una delle principali cause è l’identificazione della vocalità italiana con il melodramma , laddove è preminente il gusto teatrale , il riconoscimento del personaggio all’interno di uno svolgersi drammaturgico.
Non a caso il ricorso a Metastasio è, in pieno ottocento, ancora vivo. Lirica prevalentemente estetizzante che privilegia la narrazione arcadica sostanziata dal rapporto amoroso.Protagonista assoluta è la vocalità (non bisogna dimenticare l’iperbolica eredità settecentesca dei “castrati”) in tutta la sua estensione espressiva e virtuosistica ancor quando i supporti poetici palesano una certa “routine” e gli accompagnamenti strumentali sono spesso “riassunto orchestrale”, tesi ad evidenziare, con funzionalità, le doti del cantante, privi di quell’intimo colloquiare fra voce e strumento che caratterizza il lied: altra musica, altra filosofia.

Le Canciones populares antiguas di Federico Garcia-Lorca:
mezzosoprano Maria Pia Moriyon, pianoforte Francesca Venzo

Le Canciones Populares Antiguas di Federico Garcia Lorca attingono direttamente alla fonte della cultura popolare spagnola, quella della Romance e del Villancico.
L’incontro in Granada con il musicista Manuel De Falla, che lo introduce al cante jondo, è una spinta ulteriore alla stesura delle Canciones Populares per voce con accompagnamento di pianoforte, strumento che Lorca suonava amatorialmente.
Gran parte della poetica di Lorca emerge da questo straordinario ciclo: la Spagna terra d’iperbole, contrasto e spettacolo, della tauromachia (“Los Mozos de Monleon”), dell’epica e tragica “Romance” (Romance de Don Boyso), della profusa tenerezza lirica del villancico e della ninna-nanna (nana de Seviglia).

Più elaborate verso l’impressionismo e di struttura vocale (e strumentale) certamente più complessa sono le Canciones di Manuel De Falla.
Gian Francesco Malipiero, estimatore e amico di Manuel de Falla, in apertura del saggio sul musicista andaluso, scritto negli anni del secondo conflitto mondiale, dopo un breve aneddoto sulle amare disillusioni che accompagnano la condizione dei compositori contemporanei scrive:
“Se casualmente ci passasse per la testa il nome di Manuel de Falla e voles-simo parlare della sua arte, che cosa potremmo dire? La figura di questo musicista spagnolo è quasi inafferrabile, ché l'uomo e la sua arte non riescono mai a raggiungersi e sono inchiodati alle estremità di una stessa asse”.
È proprio nel segno di questa problematicità che possiamo oggi rileggere la complessiva parabola creativa di Falla, una problematicità feconda che si lega altresì all'immagine della Spagna che largo seguito ha avuto nella cultura europea d’inizio Novecento.

Il ricco folclore iberico, divenuto nel corso del secolo scorso una fonte inesauribile d'ispirazione per poeti, musicisti, pittori, si è progressivamente caricato di significati talora ambivalenti, fra loro contraddittori.
Ma l'opera di Falla non si esaurisce in questo ambivalente rapporto con l'idioma popolare; può essere letta non solo come fertile oscillazione tra tensioni opposte, centripete o centrifughe, nei confronti di una tradizione musicale così variegata e invadente come quella iberica, ma anche nel suo confrontarsi con le ricerche linguistiche delle avanguardie europee del primo Novecento, rispetto alle quali sembra avere una posizione “periferica”.

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